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Il blu dei Della Robbia
lunedì 2 Gennaio 2017
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In bianco e blu
Il bianco e il blu delle terrecotte robbiane sono ancora oggi uno dei simboli coloristici che caratterizzano la Toscana

Insieme al cipresso, al verde delle dolci colline, al bruno dei campi arati si affianca il bianco e blu dei tabernacoli robbiani presenti nei crocevia delle strade o nelle facciate delle case coloniche.
L’itinerario che proponiamo segue la strada statale Cassia, che in alcuni tratti s’intreccia con l’antica via Francigena. Il percorso da noi consigliato ci permetterà di raggiungere facilmente Montalcino, San Quirico d’Orcia e Radicofani. Questo viaggio vuole porre l’accento sull’impronta artistica e policroma delle opere realizzate dalla famiglia robbiana nel vasto territorio del Parco della Valdorcia dove, in un mirabile connubio tra natura e arte, si sono sviluppate città con chiare ed evidenti caratterizzazioni artistiche. Ed è proprio l’integrazione con l’ambiente e il paesaggio che rende queste città ancora più affascinanti.
Partendo da questa stretta relazione, proponiamo un itinerario che ci condurrà alla riscoperta delle molteplici opere d’arte in ceramica invetriata dai caratteristici colori bianchi e blu che hanno reso questi manufatti riconoscibili a un vasto pubblico, grazie alla colta e attenta committenza che ne favorì la loro capillare diffusione.

Genealogie di artisti fiorentini Nel percorso, tuttavia, non troveremo opere di Luca Della Robbia, ideatore e capostipite dell’arte della terracotta invetriata, anche se l’influenza artistica che Luca avrà su Andrea si nota in alcuni volti della Madonna e in un ispirato senso di eleganza che si manifesta esemplarmente nelle grandi pale d’altare.
Luca fu seguito da Andrea, suo nipote e allievo prediletto, e dai suoi figli Marco, Giovanni Francesco, Luca il “giovane” e Girolamo. Saranno questi ultimi due a portare la fama dei Della Robbia oltralpe: lavoreranno per lungo tempo in Francia alla corte di Francesco I.
A loro vanno aggiunti gli artisti con cui collaborarono a lungo: Benedetto e Santi Buglioni. Le due famiglie di artisti, entrambe fiorentine, offrono al visitatore attento e amante dell’arte della terracotta invetriata e policroma un vasto panorama di opere originali e modelli (realizzazioni originali-personali, rielaborate e ‘desunte da’). Nelle numerosissime opere realizzate dalla bottega per il territorio del basso senese, è possibile, secondo il nostro parere, oltre che scoprire la diversificazione stilistica e tipologica di ogni singolo artista e della cosiddetta bottega robbiana, apprezzare l’adeguamento storico delle opere riferibili anche a quelle realizzate per “assemblaggio” nel stessa bottega.

Capolavori invetriati
Il percorso permetterà di chiarire le realizzazioni espressive e funzionali, che mossero Luca della Robbia, Andrea, i figli e la loro bottega, a realizzare i primi “invetriati” i quali ebbero poi un grande consenso di pubblico sia sulla committenza pubblica che privata, e una straordinaria diffusione in Italia e in Europa. La reputazione delle robbiane va ricercata proprio nella straordinaria bellezza delle opere plastiche, nel candore e nella lucentezza dei colori bianchi e blu, nel basso costo delle terrecotte, e nell’invetriatura che le rendeva impermeabili e inattaccabili dagli agenti atmosferici; si tratta, infatti, come affermava il Vasari di “opere di terra quasi eterne”; forme, quindi, tanto economiche quanto insensibili alle piogge, al sole, ai venti e al gelo e dunque perfette per l’esterno di palazzi e chiese, cappelle erette all’aperto, loggiati e tabernacoli.

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Montalcino
Montalcino è città ricca di storia e di leggende. Il centro storico è il ’cuore’ pulsante, e ancora oggi conserva il suo ‘rude’, ma al tempo stesso romantico, fascino. Dalle torri della sua imponente fortezza si ammirano spettacolari panorami; lo sguardo, nelle giornate limpide, può spaziare oltre i territori della Toscana meridionale, fino a lambire quelli del Lazio.
Città dal territorio collinare ampio e lussureggiante, è assai nota per la produzione di un vino d’eccellenza, il “Brunello di Montalcino”. Meritano una visita, per le bellezze artistiche che conservano, i Musei di Montalcino - Raccolta Archeologica, Medievale, Moderna, uno dei più importanti musei d’arte della Provincia di Siena.
Da segnalare, come considerevole esempio della produzione della terracotta invetriata legata alla famiglia dei Della Robbia, una piccola sala dove si possono ammirare tre esempi di opere in terracotta invetriata. La bianca statua a tutto tondo di San Sebastiano (1500/10 di Andrea Della Robbia, già nella chiesa e convento di San Francesco, raffigura il giovane martire con le braccia volte dietro i fianchi e le mani legate a un tronco di colore verde-marrone. Sempre proveniente dal medesimo complesso di San Francesco, la Madonna con il Bambino, Santi e Angeli, (1507) di Andrea e frà Mattia della Robbia. La grande pala in terracotta invetriata presenta nel basamento la data di esecuzione (1507) e il nome del committente (Niccolò di Giovanni Posi). Di Giovanni Della Robbia è la Cornice ornata di frutti e foglie (1500/1529), probabilmente destinata a racchiudere uno specchio.

San Quirico d’Orcia Per chi vuole visitare una città ricca di storia antica e moderna, che si arrivi da Siena, da Pienza o da Bagno Vignoni, è d’obbligo una sosta a San Quirico d’Orcia, dove, all’interno dell’antica cinta muraria di struttura medievale che la circonda e la protegge, si potranno visitare alcuni luoghi che rimarranno nella memoria. Fra questi, l’emozionante Collegiata dei santi Quirico e Giulitta, risalente all’VIII secolo, ricostruita nella seconda metà del XII secolo e rinnovata nel XIII da Giovanni Pisano. All’interno, invece, l’altare maggiore in stile rococò, commissionato dal cardinale Flavio Chigi ad artisti lombardi, e, nel coro, le stupende tarsie realizzate tra il XV e il XVI secolo da Antonio Barili (di cui s’innamorò perdutamente Federico Zeri). Accanto alla Collegiata, si nota l’imponente mole del palazzo Ghigi fatto costruire nella seconda metà del XVII secolo dal cardinale Flavio Chigi. Ogni anno da luglio a settembre, presso gli Horti Leonini, si svolge la rassegna Forme nel Verde. Si tratta di una mostra internazionale di scultura contemporanea. All’interno della Chiesa di San Francesco, dedicata alla Madonna “della Consolazione” di Vitaleta, si può ammirare, sull’altare maggiore, la bellissima Vergine Annunziata (1500/1510) attribuita ad Andrea della Robbia, rimasta orfana dell’arcangelo Gabriele.
L’opera indica la notevole capacità raffigurativa di Andrea, come si nota dall’espressività del viso della Vergine che indica lo stupore per l’annunciazione e il successivo atto di pudicizia e di umiltà. Di particolare interesse la consunta decorazione a oro, inserita a ‘freddo’, nei bordi del mantello e della veste talare.

Radicofani
Radicofani, luogo leggendario dove visse quel Ghino di Tacco ghibellino, ricordato per la sua ferocia da Dante nella Commedia (Purgatorio, VI), ma anche da Boccaccio nel suo Decameron (decima giornata, seconda novella). In tempi moderni, a maggio, il luogo ospita una delle tappe delle “Mille miglia”, la storica corsa di auto d’epoca. _ L’interessante borgo ha anche altro da mostrare a turisti non frettolosi che abbiano voglia di passare più tempo in quest’antico e salutare luogo.
All’interno della chiesa di Sant’Agata, sull’altare maggiore una composizione di rara bellezza: una pala d’altare raffigurante la Madonna in trono col Bambino e i Santi (1490) da attribuire all’abile mano di Andrea della Robbia. Nella piazzetta adiacente, s’innalza la chiesa di San Pietro. La sua costruzione risale ai secoli X-XI. In stile romanico, ha subito nel tempo trasformazioni e ampliamenti. L’interno è a tre navate. Sulla destra è possibile ammirare una statua in terracotta invetriata di scuola robbiana raffigurante l’Annunziata (1500/10). Alla destra dell’altare maggiore è possibile ammirare una Madonna col Bambino e i Santi (1500), su quello a sinistra la Madonna col Bambino e i Santi Michele e Caterina d’Alessandria (1500/10).
Nell’altare centrale è presente una pala d’altare nella quale è raffigurato il Cristo crocifisso, (1490/95) opera di Benedetto Buglioni.

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Antonio Sigillo, Fondazione Alessandro Tagliolini, San Quirico d’Orcia, IT

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