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Tre Viandanti sulle strade del blu
giovedì 8 Febbraio 2018
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Quando ser Ansano, dopo quel lungo viaggio, arrivò a San Quirico, si fermò all’osteria di Fonte alla Vena, da Iacopo di Sano, dove si poteva mangiare un formaggio squisito. Entrò e si mise a sedere nella panca accanto al camino, come se si fosse in inverno.
Il ritorno era stato lungo e faticoso, e un po’ agitato dal desiderio stesso e dall’approssimarsi della meta finale. Ma da Radicofani, dove la torre sembra bucare il cielo, la discesa era stata facile. Poi le Briccole, per una breve sosta. Si dice che qui Francesco, in questo luogo solatìo, abbia sposato madonna Povertà. Ripreso il cammino, lasciandosi alla sinistra i bagni di Vignone, Ansano rivide la spoglia collina alla cui pendice si aggrappa la Pieve di Corsignano, con le sue sirene bicaudate e il serpente di Melampo.

A San Quirico, le pecore della grancia pascolavano poco lontano dall’osteria di Iacopo. Ansano se le ricordava ancora benissimo intorno alla Collegiata, che pareva un gigantesco pastore di pietra, solitario nella vasta piazza in cui – pensava – ci sarebbe entrato comodamente anche un palazzo grande e magnifico. Prima di rientrare in casa sua, tentò di raccogliere i suoi pensieri. Ansano, naturalmente, non poté vedere, nel suo antico percorso, tutto il “blu” che oggi possiamo ammirare: le ceramiche robbiane nella chiesa di San Leonardo a Radicofani; la città di Pienza, costruita da Pio II dopo la metà del XV secolo, o il palazzo Chigi a San Quirico, con i suoi affreschi, e molte altre cose.

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Poté vedere, però, il cielo profondo, le vaste argille lunari, i giacinti e i grappoli d’uva che volgono al blu intenso.
I pensieri del cammino, tuttavia, furono interrotti dall’ingresso di un altro pellegrino che si sedette a un tavolo, vicino all’uscita. Veniva da Ravenna e si chiamava Placidio. Pensava ad altre strade, e provava altre nostalgie. E forse ne avrebbe anche parlato, se non fosse stato così stanco, e così discreto.

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Chiese dell’acqua e, dalla porta aperta, si mise a guardare la campagna circostante, inseguendo le spighe che ondeggiavano nel campo. Chissà, forse immaginando una distesa d’acqua, una barca, un attracco.
Ser Ansano e Placidio non si erano ancora scambiati una parola, quando entrò, salutando tutti cortesemente e mettendosi in mezzo ai due taciturni, un terzo pellegrino. Era Nerio – per la precisione Nerio di Biringuccio – che arrivava da Monticolo d’Emilia. Dopo aver invitato al suo tavolo gli altri due, ordinò del vino per tutti e cominciò a raccontare il suo viaggio, ritornando indietro nel tempo e nello spazio, fra le infinite prospettive di pioppi e l’ansia di proseguire.

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Che cosa si nasconde al di là di quelle? È una tensione continua che modella la gente, la induce alla scoperta, al contatto, e la dispone al cammino. Gente curiosa.

Raffaele Giannetti, Fondazione Alessandro Tagliolini, San Quirico d’Orcia, IT

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