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Le vie dei fiumi e delle argille
domenica 3 Dicembre 2017
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L’arte ceramica insegna a trasformare l’argilla per mezzo dell’opera dell’uomo e dell’azione del fuoco in oggetti d’uso pratico e ornamentale.
Il termine “ceramica” si fa derivare dalla greca KERAMOS che è il nome generico delle stoviglie.

E’ da migliaia di anni (10 / 12000) che si fa uso di questa tecnica, la cui origine geografica è situata in quella fascia di territorio che va dal Nord-Africa sahariano verso est, fino al Medio-Oriente e alla Mesopotamia. La conoscenza di questo antico mestiere si diffonde seguendo i movimenti dei popoli nelle loro migrazioni o conquiste; dall’antico Egitto, dove dal 3000 a.C. si fa già uso del tornio a pedale segue, in ordine di tempo, la magnifica produzione delle Cicladi. Qui troviamo colori e soggetti ispirati alla natura e alla fauna marina dell’isola di Creta, in particolare quello del polipo che, con la sua silhouette indefinita, può decorare qualsiasi forma di piatto o vaso.
Tutto questo nel periodo che va dal 1600 al 1000 a.C., ma fu l’antica Grecia a lasciare dei veri capolavori nella tecnica raffinatissima e nelle decorazioni del vasellame, usando soltanto due colori: il nero e il rosso. I temi si rifanno a storie mitologiche, con una serie di stili dal geometrico (1050 a.C.) fino al periodo di massimo splendore, nel V e nel IV secolo a.C., quando la Grecia dominava un mercato internazionale nel Mediterraneo per la qualità, la bellezza e la perfezione nell’uso delle decorazioni: il nero lucido sul fondo rosso dell’argilla.

Con l’arrivo degli Arabi in Sicilia nel IX sec., vi fu uno sviluppo “epocale”, cioè i nuovi arrivati portarono la tecnica della ceramica invetriata, che consisteva nel rivestire il vasellame terroso con una vernice vitrea, dando impermeabilità e colore ai manufatti. Da quel momento nacque la vera ceramica, quella che ancora oggi riconosciamo come tale. Questa tecnica si diffuse a macchia d’olio in Italia e in tutta Europa, dalla Spagna ai Balcani tuttavia con caratteristiche molto diverse. L’Italia, morfologicamente ricca di argille, dalle gialle della Sicilia alle rosse del Piemonte, ha sviluppato diversi centri di produzione: Caltagirone, Palermo, Sciacca nel sud fino alle pianure del nord, come Faenza, Ferrara, Venezia. Sono questi i luoghi più vicini a noi ai quali volgere lo sguardo.

E’ proprio lungo il grande fiume Po e i suoi affluenti di destra che si trovano le zone argillose e i luoghi di produzione ceramica, come Sassuolo, Bologna, Imola, Forlì per giungere fino a Rimini. Ferrara in particolare, dal XIV al XVI secolo, eccelle come luogo di produzione di un singolare tipo di ceramica detta “graffita”, tanto che il duca Alfonso d’Este sostituirà sulle sue tavole le stoviglie d’oro e d’argento in uso fino a quel momento con vasellame in ceramica.

Graziano Pompili, Università Popolare La Sorgiva, Montecchio Emilia, IT

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