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Il fiume Po
giovedì 15 Settembre 2016
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JPEGC’è un paesaggio in Italia che gli stranieri ignorano e che pochi italiani conoscono e amano. E’ il paesaggio fluviale che ha un fascino estetico, un’anima sfuggevole e immanente, che forgia la vita delle persone che lo abitano.





Winckelmann, Goethe, Stendhal, Dickens, lo stesso Petrarca, che amarono l’Italia e l’attraversarono in lungo e in largo, sono rimasti lontani dalle rive del Po. E si può comprendere perché gli antichi viaggiatori evitavano il Po. “… tutto era selva e pianura, febbricoso piano stagnante. Le acque non regolate impantanavano le terre nei grigi autunni. Il Po, non costretto, rovesciava a ogni primavera la pienezza delle torbide acque salminose nei boschi alti e soli.”. Tutto questo prima della realizzazione delle grandi opere di arginatura e canalizzazione, attuate da diverse generazioni di scariolanti e terrazzieri e culminate nella prima metà del ‘900.

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Per scoprire il Po e il suo ambiente si è dovuto attendere che il suo letto, restringendosi, lo rendesse accessibile e che lo stesso concetto di bellezza cambiasse: bellezza non solo espressa in modo spettacolare, ma discreta, quasi segreta, percepibile attraverso sensibilità particolari e non sempre intuibile da chi è estraneo all’ambiente.
Allora finalmente sono maturate le condizioni per la sua scoperta e valorizzazione. Scrittori, pittori, registi cinematografici: il Po ha trovato finalmente chi ha potuto dargli una voce, cercando di svelarne enigmi e misteri. Ma la sua riabilitazione letteraria e storica, un modo più confidenziale di avvicinarlo non ha tuttavia abbattuto certe barrire mentali che consigliano di tenerlo a debita distanza.

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Così ancora oggi il Po ha mantenuto aspetti stranianti, una certa ambiguità nell’entrare in relazione con l’uomo in un’alternanza di attrazione e di rigetto che è proprio dell’acqua.
Il Po conserva questa sua magica capacità di suggestionare e di sollecitare riflessioni e un immaginario fantasioso.

Il Po ha tante storie e detti popolari da raccontare: “Passavit iam merla Padum, sua vita soravit” Il merlo ha varcato il Po, ha esalato l’anima.

“A Sant’Ana l’aua l’angana” A Sant’Anna l’acqua inganna. Il 26 luglio l’acqua del Po è pericolosa; il Po è traditore.

“A San Baltrame’ l’aua l’è buna da lavasi i pe’” A San Bartolomeo l’acqua è buona per lavarsi i piedi. Il 23 agosto il livello dell’acqua è minimo, giusto per lavarsi i piedi.

“Fa credi che ‘l Po va ‘nsu” Far credere che il Po scorre verso l’alto.

“Sbatasi ‘nt al Po e truvalu süc” Gettrsi nel Po e trovarlo asciutto. Si comprende molto sull’esistenza della povera gente che viveva in riva al fiume, come se il destino volesse farsene beffe anche nella tragedia.

“Pasà ‘l Po caval d’na büsca” Attraversare il Po su un fuscello: compiere un’azione rischiosa.

“Al Po va ‘nte cal vo”
Il Po va dove vuole. E non c’è mezzo di fermarlo.

“Bevi Po e Tani” Bevi il Po e il Tanaro. Bere in modo smisurato.

E per finire una formula magica con antica funzione propiziatoria, che mette l’accento sulla relazione animista e magica verso il grande fiume. Prima di accostare le labbra all’acqua, per evitare malattie, si recita:

“Acqua corrente beve il serpente, la beve Dio, la bevo anch’io”
… per tre volte!

Naire boniburini, Università Popolare La Sorgiva, Montecchio Emilia, Italia

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