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15 dicembre 2010 Ravenna IT Blu, colore e luce nei mosaici di Ravenna
mercoledì 15 Dicembre 2010
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Nel percorso storico dalla sfortuna alla fortuna del colore blu che Michel Pastoureau traccia dall’antichità ai giorni nostri, il mosaico paleocristiano e bizantino si ritaglia un limitato spazio che lo vede eccezione di un atteggiamento, quello del retaggio dell’Occidente greco e romano, che sembra attribuire una scarsa attenzione al blu

Dans les mosaïques qui décorent les monuments les plus anciens de Ravenna, les artistes ont utilisé une vaste gamme de tesselles en pâte de verre de couleur bleue avec de nombreuses nuances et tonalités, qui s’harmonisent naturellement avec les tesselles ornées de feuille d’or.
Celles-ci, grâce à leur couleur jaune due à la feuille d’or et à la tonalité ambrée qui caractérise souvent la base de la pâte de verre, donnent une relation de complémentarité entre bleu et jaune, entre bleu et jaune-orange, bien avant que le concept de complémentarité apparaisse officiellement dans les théories de la couleur. .

Nei mosaici che decorano i maggiori monumenti di Ravenna l’uso di tessere vetrose di colore blu di varie sfumature e tonalità è particolarmente ampio, trovando una sua naturale armonia con l’abbondante uso delle tessere a lamina d’oro.

Queste, per il giallo del colore della lamina e per la tonalità ambrata che spesso ne caratterizza la base vetrosa, danno luogo ad una relazione di quasi complementarità tra blu e giallo, tra blu e giallo-arancio, ben prima che il concetto di complementarità faccia la sua comparsa ufficiale nelle teorie del colore.

JPEGNei monumenti ravennati più antichi, quali il Battistero Neoniano o il Musoleo di Galla Placidia, le figure si collocano su sfondi intensamente colorati in blu scuro. Un blu su cui si stagliano e risaltano le tessere d’oro e di altri colori come i bianchi dei marmi. Al vertice di questo modo di comporre si pone la decorazione del Mausoleo di Galla Placidia in cui intere volte a botte sono decorate da ordinate stelle dorate su fondi sottilmente vibranti di blu scuro.

Nei monumenti successivi - Basilica di San Vitale, Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo, Chiesa di Sant’Apollinare in Classe - il rapporto tra il blu e l’oro sembra invertirsi. L’oro si diffonde ad illuminare il fondo e il blu caratterizza particolari di non secondaria importanza, in molte delle scene raffigurate. E’ blu il globo su cui siede Cristo nel catino absidale di San Vitale ed è blu l’acqua in cui è immerso Cristo nella scena del battesimo nel Battistero degli Ariani. Ma sono blu, di un blu che conserva un valore naturalistico, anche i cieli nelle raffigurazioni degli evangelisti nelle pareti del presbiterio della Chiesa di San Vitale. Ed è sempre nel presbiterio che la volta, raffigurante l’Agnus Dei collocato davanti ad un cielo immancabilmente blu e stellato, rimanda direttamente alle volte stellate del Mausoleo di Galla Placidia del secolo precedente

JPEGIn tema di cielo, nel suo rapporto con la divinità e con la trasparenza della luce quale diretta emanazione della divinità, sono i testi biblici che danno conto dell’importanza del colore blu e del suo rapporto con le pietre preziose. E’ nell’Esodo che si sottolinea come la volta del cielo sia immaginata come una lastra di zaffiro. In Ezechiele è invece figurata la visione di Dio seduto su di un trono collocato su una base di lapislazzuli, pietra utilizzata per la produzione di un pigmento di intenso colore blu

In tema di cielo, nel suo rapporto con la divinità e con la trasparenza della luce quale diretta emanazione della divinità, sono i testi biblici che danno conto dell’importanza del colore blu e del suo rapporto con le pietre preziose. E’ nell’Esodo che si sottolinea come la volta del cielo sia immaginata come una lastra di zaffiro. In Ezechiele è invece figurata la visione di Dio seduto su di un trono collocato su una base di lapislazzuli, pietra utilizzata per la produzione di un pigmento di intenso colore blu. L’utilizzo di pigmenti blu è infatti tutt’altro che estraneo all’antichità, sebbene, come sottolinea Michel Pastoureau, non si abbia a disposizione una terminologia specifica nell’indicare la categoria del blu univocamente e il blu non sia incluso tra i colori primari riconducibili, sulla base delle teorie platoniche e aristoteliche, a bianco, nero e rosso; sebbene, infine, la stessa produzione di pigmenti blu si riveli piuttosto difficoltosa.

La fritta egizia e l’azzurrite sono pigmenti di origine minerale i cui blu derivano prevalentemente da composti di rame. L’indaco è di origine vegetale ed è derivato dalla fermentazione delle foglie dell’Indigofera Tinctoria. Del lapislazzuli si è già detto.

JPEGPer quanto riguarda le tessere vetrose dei mosaici paleocristiani e bizantini, la colorazione blu è dovuta alla presenza non solo di ossidi di rame, ferro e manganese ma, prevalentemente, di composti di cobalto. Il cobalto ha un potere colorante particolarmente elevato e, anche in presenza di minime percentuali nel fuso vetroso, è in grado di conferire intense colorazioni blu.

Parmi les pigments bleus antiques il y a la fritte, dont la production passera de l’Egypte à la Grèce et à tout l’Empire Romain. La fritte, par sa nature et pour ses modalités de production, semble avoir mêlé son histoire à celle de la production des tesselles bleues en pâte de verre. Vitruve, au Ier siècle av. J-C en décrit la technique de fabrication après l’avoir vue dans une fabrique de verre de Pouzzoles près de Naples. Le pigment se forme suite à la cuisson du cuivre, du natron et du sable contenant de la silice et de la calcite.

Tra i più antichi pigmenti blu è la fritta, la cui produzione dall’Egitto passerà alla Grecia e a tutto l’Impero Romano. Questa, per la sua natura e per le modalità di produzione, sembra significativamente intrecciare le sue vicende con quelle della produzione di tessere vetrose blu. Vitruvio, nel I sec. a.C. ne descrive la tecnica di lavorazione dopo averla osservata in una fabbrica del vetro di Pozzuoli nei pressi di Napoli. Il pigmento si forma a seguito della cottura di rame, natron e sabbia contenente silice e calcite.

Sarà anche per l’utilizzo di sabbie prive di calcite - e quindi tali da produrre una colorazione verde invece di blu - che dal V - VI secolo d.C. tale composto vedrà un graduale declino, rimanendo in uso in alcune limitate aree di influenza bizantina. Un declino, questo, che si svolge nello stesso giro di anni in cui le tessere blu nei fondi musivi ravennati lasciano il posto alle tessere a lamina d’oro. Sebbene tra i due eventi non si possa presumere un nesso di causa ed effetto, il loro svolgersi parallelo ed il loro avere a che fare con procedimenti e lavorazioni affini che vedono al centro la realizzazione di vetri blu, traccia un percorso storico, certo di più breve respiro, di segno contrario a quello tracciato da Pastoureau, dalla fortuna alla sfortuna del blu


Daniele Torcellini. Immagini : le Mausolée de Galla Placidia. WIKIMEDIA

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